..e ci fu un forte vento e tutto il mio corpo scrisse sui sassi... Il vento cacciava il vento, la pioggia di questo mondo non veniva dagli astri, ma in un raggio di luce vi era un sogno vivente da inchiodare al suolo ..
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giovedì 13 marzo 2014
sabato 22 febbraio 2014
Pillole di saggezza
"Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi si possono chiamare
ossessioni, paure, condizionamenti, senso di inadeguatezza, aspettative e
chissà in quali altri modi ancora. Sappiamo, però, che sono vivi e sono
il filtro attraverso cui chiunque matura la propria, personale visione
del mondo. Credo di conoscere abbastanza bene i miei "mostri", mi fanno
compagnia da tanto tempo. Può darsi che sia
anche per questa lunga frequentazione che ora, in questa fase della mia
vita, mi sembrano meno "potenti" e "ingombranti". Alcuni di loro li ho
affrontati in questo album ma era solamente per fargli sapere che li
stavo salutando. Loro come tutti gli altri. So benissimo che sarebbe fin
troppo bello che fosse un saluto definitivo. Infatti non mi sono
permesso di dire: "Addio, mostro!" ma un più prudente e realistico:
"Arrivederci, mostro!"
(Luciano Ligabue)
(Luciano Ligabue)
giovedì 30 gennaio 2014
Io cammino per un bosco di larici
ed ogni mio passo è storia.
Io penso, io amo, io agisco
e questo è storia,
forse non farò cose importanti,
ma la storia è fatta
di piccoli gesti
e di tutte le cose
che farò prima di morire
saranno pezzetti di storia
e tutti i pensieri di adesso
faranno la storia di domani.
ed ogni mio passo è storia.
Io penso, io amo, io agisco
e questo è storia,
forse non farò cose importanti,
ma la storia è fatta
di piccoli gesti
e di tutte le cose
che farò prima di morire
saranno pezzetti di storia
e tutti i pensieri di adesso
faranno la storia di domani.
Italo Calvino
domenica 26 gennaio 2014
Giornata della Memoria
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
giovedì 23 gennaio 2014
sabato 18 gennaio 2014
lunedì 13 gennaio 2014
I 10 ladri della tua energia
1- Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
2- Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.
3- Mantieni le tue promesse. Se non l'hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un'alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un'abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire NO subito.
4- Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.
5- Permettiti di riposare quando ti serve e dati il permesso di agire se hai un'occasione buona.
6- Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.
7- Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.
8- Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; prendi l'azione necessaria.
9- Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.
10-Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.
DALAI LAMA
sabato 11 gennaio 2014
quell'angelo che non c'è più...
martedì 13 agosto 2013
A Paolo
"Dorme. Sebbene la sorte fosse molto strana per lui, Viveva. Morì quando
disparve il suo angelo; La cosa venne da sè, semplicemente. Come scende
la notte quando il giorno se ne va."
(Victor Hugo, I Miserabili).
Te ne sei andato nella lunga notte di San Lorenzo...
(Victor Hugo, I Miserabili).
Te ne sei andato nella lunga notte di San Lorenzo...
lunedì 25 marzo 2013
.. ciò che aspetto da una vita ..
Se la ami va da lei.Chiamala ora, falle sapere il numero di volte che pensi a lei, cantale una canzone.Dedicale un film che la faccia ridere, mandale una lettera vuota, dille che può scriverci tutto quello che vuole sentirsi dire.Falle il solletico sulle guance, baciale i capelli, portala a fare un giro in un campo. Regalale un fiore.Regalale mille fiori, regalale un campo di fiori.Comprale un libro che nessuno ha mai letto. Prendile un cd che nessuno ha mai ascoltato. Fai qualsiasi cosa, ma non fartela sfuggire.L'amore non sta mai fermo troppo a lungo.
Francesco Roversi
Francesco Roversi
mercoledì 7 novembre 2012
Il silenzio
Il silenzio (dei sentimenti) la dimora del tempo sospeso.
Il silenzio, lo spazio originario dove ridare voce all'essenziale, alla dimensione più vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.
C'è il silenzio dei sentimenti e quello del rispetto, il silenzio dell'autorità e quello della buona educazione, il silenzio dello stupore e quello dell'imbarazzo.
C'è un'intera gamma di sentimenti, sensazioni e significati che senza silenzio sarebbe impossibile.
Il silenzio in musica: l'importanza di ciò che non si percepisce.
Il silenzio è parte integrante dei suoni.
Molto spesso alla parola "silenzio" viene associato il significato di un'assenza, di una "non vita".
I suoni rappresentano la vita, l'azione?
Il silenzio è una presenza, è integrante della vita e quindi ha sempre un significato e un valore.
Il cane sente molti più suoni rispetto l'uomo, anche se non usa la parola o la scrittura.
Anche quello che chiamiamo rumore è suono, la differenza tra rumore e suono è data solo dal tipo di oscillazione (onda); nel suono l'onda è regolare, nel rumore è irregolare.
Le virgole nei discorsi creano pause; in pittura la linea che delimitava il contorno delle immagini era un "mini silenzio".
Dar voce al silenzio: coro a boccachiusa come nella Madama Butterfly di Puccini
Il "bacio degli amanti" di Margritte con le teste coperte da un velo bianco.
Il silenzio, lo spazio originario dove ridare voce all'essenziale, alla dimensione più vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.
C'è il silenzio dei sentimenti e quello del rispetto, il silenzio dell'autorità e quello della buona educazione, il silenzio dello stupore e quello dell'imbarazzo.
C'è un'intera gamma di sentimenti, sensazioni e significati che senza silenzio sarebbe impossibile.
Il silenzio in musica: l'importanza di ciò che non si percepisce.
Il silenzio è parte integrante dei suoni.
Molto spesso alla parola "silenzio" viene associato il significato di un'assenza, di una "non vita".
I suoni rappresentano la vita, l'azione?
Il silenzio è una presenza, è integrante della vita e quindi ha sempre un significato e un valore.
Il cane sente molti più suoni rispetto l'uomo, anche se non usa la parola o la scrittura.
Anche quello che chiamiamo rumore è suono, la differenza tra rumore e suono è data solo dal tipo di oscillazione (onda); nel suono l'onda è regolare, nel rumore è irregolare.
Le virgole nei discorsi creano pause; in pittura la linea che delimitava il contorno delle immagini era un "mini silenzio".
Dar voce al silenzio: coro a boccachiusa come nella Madama Butterfly di Puccini
Il "bacio degli amanti" di Margritte con le teste coperte da un velo bianco.
giovedì 19 luglio 2012
La scuola di Atene di Raffaello
La “Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio, affresco dipinto nel 1508 – 1511
(si trova nella “stanza della segnatura” presso i Musei Vaticani a
Roma) è non solo uno splendido capolavoro del Rinascimento, ma anche una
grande opera simbolica.
Collocato di fronte alla Disputa del Sacramento, che esalta la verità rivelata, il dipinto vuole essere una celebrazione della ricerca razionale del vero e quindi un omaggio a tutti coloro che in età classica avevano ambito a tale obiettivo.
Collocato di fronte alla Disputa del Sacramento, che esalta la verità rivelata, il dipinto vuole essere una celebrazione della ricerca razionale del vero e quindi un omaggio a tutti coloro che in età classica avevano ambito a tale obiettivo.
Il pontefice dell’epoca, Giulio II, commissionò un’opera che celebrasse
non gli episodi della Bibbia, come la stragrande maggioranza delle opere
d’arte dell’epoca, ma la nascita del pensiero filosofico occidentale,
avvenuta cinque secoli prima dell’apparizione del cristianesimo.
L'affresco rappresenta dei celebri filosofi antichi intenti a dialogare
tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico. Venne
commissionato da papa Giulio II.
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La prima
domanda che probabilmente si pone chi guarda la Scuola di Atene
è: che cosa rappresenta esattamente questa immagine?
A sinistra della scena domina la statua di Apollo, mentre a destra
quella di Minerva.
Sotto sono dipinti due rilievi: una Lotta di ignudi
ed un Tritone che rapisce una Nereide.
Al centro figurano i due principali filosofi dell'antichità, Platone ed
Aristotele.
Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci,
regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indica
il mondo delle idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo
della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno.
Attorno a loro ed ad altri filosofi e matematici sono raccolti in gruppi i loro seguaci. All'estrema sinistra c'è Epicuro, alle cui spalle è presente Federico Gonzaga fanciullo.
Attorno a loro ed ad altri filosofi e matematici sono raccolti in gruppi i loro seguaci. All'estrema sinistra c'è Epicuro, alle cui spalle è presente Federico Gonzaga fanciullo.
Al centro, in primo piano, c'è
Eraclito con le sembianze di Michelangelo che appoggia il gomito su un
grande blocco, mentre all'estrema destra troviamo Euclide, con i tratti
del Bramante, che disegna a terra.
Unica donna della scena, sulla sinistra, è la matematica d'Alessandria
Ipazia, che sembra anche essere l'unico personaggio con cui
l'osservatore possa entrare in comunicazione: nessun altro infatti volge
lo sguardo in direzione del medesimo. Se si rammenta che Ipazia fu
massacrata da un gruppo di monaci cristiani invasati e che il dipinto è
sito in un palazzo del Vaticano, interpretazioni diverse possono darsi
di questa peculiarità.
Infine, i due giovani che si trovanno all'estrema destra, in vesti
contemporanee all'epoca della creazione dell'affresco, sono degli
autoritratti di Raffaello stesso con l'amico e collega Sodoma.
Gli studiosi pensano che il ritratto di Eraclito sia stato aggiunto in seguito, ad opera compiuta. Infatti nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano è conservato il cartone finale disegnato di proprio pugno da Raffaello, dove non compare la figura di Eraclito. Probabilmente l'autore, dopo aver visto il lavoro che Michelangelo aveva compiuto per la Cappella Sistina (una cui parte viene mostrata il 14 agosto 1511), si è sentito in dovere di aggiungere il ritratto del suo rivale nel suo affresco, dandogli le sembianze del filosofo greco.
Gli studiosi pensano che il ritratto di Eraclito sia stato aggiunto in seguito, ad opera compiuta. Infatti nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano è conservato il cartone finale disegnato di proprio pugno da Raffaello, dove non compare la figura di Eraclito. Probabilmente l'autore, dopo aver visto il lavoro che Michelangelo aveva compiuto per la Cappella Sistina (una cui parte viene mostrata il 14 agosto 1511), si è sentito in dovere di aggiungere il ritratto del suo rivale nel suo affresco, dandogli le sembianze del filosofo greco.
Il tema di questo dipinto è la facoltà dell'anima di conoscere il vero, e cioè di approcciarsi alla scienza ed alla filosofia; il dipinto è in contrapposizione a quello de La disputa del Sacramento, dove invece si parla di fede e teologia.
In un primo momento, dall'affresco può trasparire confusione: un gran
numero di filosofi sono raffigurati essenzialmente su due soli piani.
Oltre ai già citati, tra gli altri s'incontrano Pitagora, intento a
scrivere su di un libro; Socrate in una veste dal colore verde
bottiglia, che sembra incitare al dialogo il piccolo gruppo di persone
che gli sta davanti; Diogene, steso sulla scalinata quasi in simmetria
con Eraclito.
Il punto di fuga sta tra le figure dei due grandi, Aristotele e Platone,
quasi a volere indicare che il vero abbia caratteristiche già intuite
da questi due filosofi, i cui pensieri furono di indubbia importanza per
lo sviluppo del pensiero occidentale.
lunedì 11 giugno 2012
da Alberto Bergamini
E' ora di tornare
Alla sacra vaghezza
Spezzare la crosta
Del tempo marcito
Dai troppi distinguo
Del vile rifugio
D'estraneo sguardo
E' ora di sterrare
Le false radici
Annegate nel dubbio
Del servile rancore
Di tante oscure ore
Di vita andata a male
Di abdicato pianto
E' ora di tornare
Nel giusto respiro
Con muto stupore
Ardita rincorsa
Dell'unico me
Metallo comune
Di ossa e perché.
Alla sacra vaghezza
Spezzare la crosta
Del tempo marcito
Dai troppi distinguo
Del vile rifugio
D'estraneo sguardo
E' ora di sterrare
Le false radici
Annegate nel dubbio
Del servile rancore
Di tante oscure ore
Di vita andata a male
Di abdicato pianto
E' ora di tornare
Nel giusto respiro
Con muto stupore
Ardita rincorsa
Dell'unico me
Metallo comune
Di ossa e perché.
giovedì 7 giugno 2012
Scrivere è gettare sassi nell'acqua
Scrivere è gettare sassi nell’acqua. Quando leggi, invece, sei acqua.
Amare una certa sequenza di parole è vibrazione, liquidi cerchi che
s’allargano, giungono alla riva, increspandosi su forme e profili,
interferendo con altre onde, eventualmente. E dopo, ventre denso più o
meno trasparente a rallentare la discesa, quindi fondo che accoglie.
Là i sassi s’appoggiano accostandosi ad altri, magari ricombinandosi
in sedimenti piramidali di nuove sequenze.
Un problema tra gli altri dello scrivere è questo: non conoscere
davvero i sassi. A prima vista, mentre li scaldi nelle mani, possono
sembrare lucidi e leggeri e coperti da una patina brillante. Oppure
pesanti, importanti, tanto che messi uno accanto all’altro e poi uno
sopra l’altro ti sembra di poterci costruire una cattedrale.Ma fin quando li tieni nella tua stanza sono soltanto pesci in un acquario. Non puoi sapere se saranno in grado di sopravvivere, generando onde brillanti sotto il sole oppure importanti come base d’un pilastro.
Quanto pretendi di conoscere l’acqua altrui? A volte le tue parole non sono che briciole: l’onda indifferente le deposita sulla riva. A volte si confondono trascurabili dentro mareggiate già partite, a volte restano isolati sul fondo sotto uno strato spesso di fango.
Conta il rapporto, tra quell’acqua e quei sassi.
È sempre un miracolo imprevisto e imprevedibile e non progettabile quello che accade quando le tue parole smuovono esattamente quella vibrazione che le molecole dell’acqua stavano aspettando senza saperlo.
Con sorpresa ed emozione iniziano a muoversi tutte insieme, in una coordinazione ignota ma immediatamente riconosciuta.
A volte, mentre siedi sulla riva, vedi disegnare geometrie cui non avevi nemmeno pensato. Resta lì, ma solo un attimo, poi dimentica subito la sicurezza della gioia, che porta soltanto a un concerto di latta.
L’unica cosa che puoi fare è restare fedele alla tua acqua, per quanto
impossibile questo possa essere.
Pars, Jardin du Luxembourg, reflection of the world into the Medici Fountain
domenica 26 febbraio 2012
Lo sconcio arraffare
Ecco un articolo che, seppur pubblicato dal giornale Avvenire, mi trova assoluttamente daccordo. Quanti di noi ha conosciuto persone completamente rovinate dal "gioco dell'azzardo"? Che dire poi di uno "stato biscazziere"?
....
Non chiamatelo più gioco. Il gioco è una festa, una gioia, è spontaneità, fantasia e libertà: guardate gli occhi di un bambino mentre gioca. Questa invece è una maledizione, una dannata febbre, persino una schiavitù.
Dicono le statistiche che fra bingo, gratta–e–vinci, superenalotto, slot machine, blackjack, poker online, e scommesse su tutto, ci siamo rincretiniti, ci stiamo giocando il cervello, incantati dalla micidiale furbizia di quelli che ci svuotano le tasche. Nei “giochi di sorte” c’è un punto di fuga dove il playing diventa gambling, l’uomo non è più neanche un giocatore, ma un giocattolo; per il divertimento (serissimo) di chi regge il gioco per far soldi e spennare.
Nel 2009 la “raccolta” (la chiamano così questa attività succhiasoldi) è stata di 54,4 miliardi, nel 2010 è aumentata a 61,4 miliardi, nel 2012 è schizzata a 80 miliardi. Ma la crisi? La crisi è una doppia tragedia, la crisi è una spinta ulteriore che spinge a tentare la sorte improbabile, ingrassando il banco. Il gettito fiscale sul gioco d’azzardo è una tassa sui poveri. È difficile dire se il gioco d'azzardo sia più un intrattenimento, o invece una epidemia sociale. Una recente ricerca ha addirittura stimato che vi sono coinvolti, in qualche forma, più di 30 milioni di italiani.
Una pubblicità invasiva li seduce. Le associazioni dei consumatori hanno protestato contro lo spot che invoglia a giocare perché «vincere è semplice», menzogna per il Codice di autodisciplina della Comunicazione commerciale. L’avvertenza posticcia, sussurrata in fretta, di «giocare responsabilmente», è farisaica se non schizofrenica.
Simili messaggi, che rasentano la figura del “doppio legame” noto agli psichiatri, piovono in un Paese in cui almeno 800mila persone secondo le stime accreditate (Cnr di Pisa), sono piombate col gioco in una patologia che rovina la vita.
Quel demone compulsivo che una grande letteratura (Dostoievskij) ci illustrò nel passato è ora catalogato dalla scienza fra i disturbi mentali. Una “dipendenza” la cui soglia di eccitazione costringe ad alzare la posta puntata, fino a svenarsi. Fino a indebitarsi, fino a supplicare aiuto da strozzini prestasoldi. Per portarli ai mangiasoldi. Da un cappio all’altro.
Un Convegno ieri a Genova ha fatto il punto, a dieci anni dal primo lancinante grido d’allarme pubblico in quella stessa città, sulle vittime dell’usura e delle vittime del gioco. Somiglianza di rovina, intreccio di disperazione. Il cardinale Bagnasco ha detto con fermezza che è emergenza sociale, e che una pubblicità mendace, delittuosa, uccide il corretto modo di pensare e di agire. Il nostro pensiero corre a una iniziativa che il Monopolio di Stato (Aams) chiama «educativa», perché vuole entrare nelle scuole a insegnare ai giovani come si fa a giocare «responsabilmente» (nell’opuscolo, ci sarebbe anche la frase «chi non gioca è un integerrimo bacchettone»). Raffinata sciocchezza: si previene o si corrompe? L’obliquo messaggio pro–gioco, con questi chiari di luna, ci indigna.
Si insegni a “non” azzardare, si insegni che il mondo di questi giochi è in larga parte in mano a fuorilegge, che i siti online da rimuovere per decreto sono la bellezza di 3.386. Anzi, la sconcezza di 3.386. Si insegni, cacciati fuori i persuasori soffici del “giocare è bello”, che la sconcezza grande non è neanche nell’essere fuorilegge (cioè senza concessione), ma nel gioco d’azzardo in sé, perché i concessionari con lo stemma di legge fanno la stessa cosa che fanno gli altri, cioè rovinano la gente. Perché l’ago della bilancia, signori del Monopolio, non è il timbro della bisca, da maledire il tavolo quando non c’è, e benedire l’identico tavolo quando lo Stato ha timbrato il proprio lucro e l’identica nostra sciagura.
Nel 2009 la “raccolta” (la chiamano così questa attività succhiasoldi) è stata di 54,4 miliardi, nel 2010 è aumentata a 61,4 miliardi, nel 2012 è schizzata a 80 miliardi. Ma la crisi? La crisi è una doppia tragedia, la crisi è una spinta ulteriore che spinge a tentare la sorte improbabile, ingrassando il banco. Il gettito fiscale sul gioco d’azzardo è una tassa sui poveri. È difficile dire se il gioco d'azzardo sia più un intrattenimento, o invece una epidemia sociale. Una recente ricerca ha addirittura stimato che vi sono coinvolti, in qualche forma, più di 30 milioni di italiani.
Una pubblicità invasiva li seduce. Le associazioni dei consumatori hanno protestato contro lo spot che invoglia a giocare perché «vincere è semplice», menzogna per il Codice di autodisciplina della Comunicazione commerciale. L’avvertenza posticcia, sussurrata in fretta, di «giocare responsabilmente», è farisaica se non schizofrenica.
Simili messaggi, che rasentano la figura del “doppio legame” noto agli psichiatri, piovono in un Paese in cui almeno 800mila persone secondo le stime accreditate (Cnr di Pisa), sono piombate col gioco in una patologia che rovina la vita.
Quel demone compulsivo che una grande letteratura (Dostoievskij) ci illustrò nel passato è ora catalogato dalla scienza fra i disturbi mentali. Una “dipendenza” la cui soglia di eccitazione costringe ad alzare la posta puntata, fino a svenarsi. Fino a indebitarsi, fino a supplicare aiuto da strozzini prestasoldi. Per portarli ai mangiasoldi. Da un cappio all’altro.
Un Convegno ieri a Genova ha fatto il punto, a dieci anni dal primo lancinante grido d’allarme pubblico in quella stessa città, sulle vittime dell’usura e delle vittime del gioco. Somiglianza di rovina, intreccio di disperazione. Il cardinale Bagnasco ha detto con fermezza che è emergenza sociale, e che una pubblicità mendace, delittuosa, uccide il corretto modo di pensare e di agire. Il nostro pensiero corre a una iniziativa che il Monopolio di Stato (Aams) chiama «educativa», perché vuole entrare nelle scuole a insegnare ai giovani come si fa a giocare «responsabilmente» (nell’opuscolo, ci sarebbe anche la frase «chi non gioca è un integerrimo bacchettone»). Raffinata sciocchezza: si previene o si corrompe? L’obliquo messaggio pro–gioco, con questi chiari di luna, ci indigna.
Si insegni a “non” azzardare, si insegni che il mondo di questi giochi è in larga parte in mano a fuorilegge, che i siti online da rimuovere per decreto sono la bellezza di 3.386. Anzi, la sconcezza di 3.386. Si insegni, cacciati fuori i persuasori soffici del “giocare è bello”, che la sconcezza grande non è neanche nell’essere fuorilegge (cioè senza concessione), ma nel gioco d’azzardo in sé, perché i concessionari con lo stemma di legge fanno la stessa cosa che fanno gli altri, cioè rovinano la gente. Perché l’ago della bilancia, signori del Monopolio, non è il timbro della bisca, da maledire il tavolo quando non c’è, e benedire l’identico tavolo quando lo Stato ha timbrato il proprio lucro e l’identica nostra sciagura.
Giuseppe Anzani
lunedì 20 febbraio 2012
da: Riccardo III
« Ormai l’inverno del nostro travaglio
s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York »
s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York »
« Ho deciso di fare il delinquente
E odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età. »
E odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età. »
« Io mi sono ingannato fino ad oggi sopra la mia figura;
S'ella mi trova, al contrario di me,
Un uomo di straordinario fascino.
M'accollerò, costi quel che costi, la spesa d'uno specchio; »Un uomo di straordinario fascino.
Il ritratto shakespeariano di re Riccardo Plantageneto e del suo "regno del terrore" offre un'immagine del tutto negativa del personaggio. La verità storica, secondo i maggiori storici contemporanei, è molto diversa. Secondo e ultimo monarca della casa di York, regnò per poco più di due anni, e il suo breve regno non fu più crudele o ingiusto dei suoi predecessori o di coloro che lo seguirono.
In Riccardo III attraverso la storia del re crudele e ambizioso e della sua rovina Shakespeare descrive la sete umana di potere, e le conseguenze malsane di una smodata volontà di rivincita
Chi è in favore delle proprie stelle
si vanti di pubblico onore e superbi titoli,
mentre io, cui la sorte nega simili trionfi,
godo insperatamente chi maggiormente apprezzo.
I favoriti dei potenti schiudono i bei petali
soltanto come calendule allo splendor del sole,
è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio
perchè alla prima nuvola cade la loro aureola.
L'eroico combattente, famoso per valore
se dopo tante vittorie subisce una sconfitta,
per sempre vien radiato dall'albo dell'onore
e in più dimenticato ogni successo ardito:
felice sono io che amo e son riamato
dove l'amor non cambia nè può esser ripudiato
si vanti di pubblico onore e superbi titoli,
mentre io, cui la sorte nega simili trionfi,
godo insperatamente chi maggiormente apprezzo.
I favoriti dei potenti schiudono i bei petali
soltanto come calendule allo splendor del sole,
è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio
perchè alla prima nuvola cade la loro aureola.
L'eroico combattente, famoso per valore
se dopo tante vittorie subisce una sconfitta,
per sempre vien radiato dall'albo dell'onore
e in più dimenticato ogni successo ardito:
felice sono io che amo e son riamato
dove l'amor non cambia nè può esser ripudiato
sabato 18 febbraio 2012
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