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venerdì 17 febbraio 2012

Lorenzo Lotto, rtratto di Lucia Brem
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

 
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
 

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente a causa del suo stile enfatico e impudico.
 

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."

 

Qualunque cosa pensiate questo è un testo del 1945 di Elsa Morante e si riferisce a Mussolini.

giovedì 9 febbraio 2012

il mare che non ti aspetti

Katsushika Hokusai, the great wave off Kanagawa
Forse fu allora che, stretta al mio albero, giurai che per tutta la vita avrei inseguito i miei sogni e che alla fine, io e l’albero della mia nave, come una cosa sola, li avremmo raggiunti.
Diedi un nome al mio sogno. Lo chiamai il raggiungimento della felicità.Sognavo di farlo proprio così: stretta al mio albero.
 
Salpai l’ancòra. Attraversai il mare senza conoscerne la vastità.Incontrai la paura di essere sola. Toccai le sponde dei miei limiti.
Accolsi come amici gli spettri dei miei dubbi ed incertezze per poi lasciarmi scomparire laggiù, dove i sogni incontrano le balene, oltre la grande curva del mondo…

Un segno di ciò che si preparava, il destino l’aveva lasciato: le gru e la loro forma in volo mentre si dispongono disegnando in cielo un angolo acuto. Un simbolo, chissà, una lettera greca Y, la lettera di Pitagora…
Teoremi indefiniti da risolvere. Teorie da incastrare. Vento da ingabbiare nelle vele fin su la cresta dell’onda… nell’infinità di blu, fra mare e cielo…
C’è un mare poco conosciuto, che racconta storie fuori dal comune. Storie di delfini che si spiaggiano,di tartarughe ferite, di incontri inattesi,di squali, pesci luna e megattere.
 
E’ un mare meno noto, insospettato,teatro di incontri fra uomini animati da una passione e inconsueti animali marini.
 
E’ un mare che non ti aspetti. 

(M. Affronte)

lunedì 6 febbraio 2012

Le contraddizioni non si capiscono, ma alle contraddizioni ci si abitua

 "Would you tell me, please, which way I ought to go from here?"

- Qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. - disse il Gatto
- Come lo sai che sono matta? - domandò Alice
- Per forza, altrimenti non saresti venuta qui-

"That depends a good deal on where you want to get to.
I don't much care where... Then it does not matter which way you go .. so long as I get somewhere. Oh you are sure to do that , if you only walk long enough.

 
- Puoi dirmi, per favore, da che parte posso andarmene da qui?
- Tutto dipende da dove vuoi andare (il Gatto)
- Non mi importa molto dove ... (Alice)
- Allora non importa da che parte vai ....purchè arrivi da qualche parte. Oh, là ci sarei di certo, se cammini abbastanza.

"Take some more tea."
" I've have nothing yet, so I can't take more"
"You mean you can't take less.  It's very easy  to take more than nothing". 

 
- Prendi più tè.
- Non ne ho ancora preso niente, non posso prenderne di più. (Alice)
- Vuoi dire non puoi prenderne di meno. E' facile prendere più di niente" (la Lepre Marzolina)

"Did you ever see such a thing?
"I don't think"
"Then you shouldn't talk

 
- Hai mai visto una cosa del genere?
- Non penso
-Allora non dovresti parlare. (Cappellaio Matto)

"Never imagine yourself to be otherwise than what it might appear to others that what you were or might have been was otherwise than what you had been woold have appeared to them to be otherwize.

 
- Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro. ( la Duchessa)

"If it was so, it might be; and if it were so, it would be; but as it  isn't , it ain't "
- Se così fosse stato, poteva essere. E se così fosse , potrebbe essere. Ma poichè non è , non può essere. (Tweedledee) 


"The rule is, jam tomorrow and jam yesterday, but never jam to day. It's jam every other day: to day isn't any other day". 

- La regola
è: marmellata domani e marmellata ieri, ma mai marmellata oggi. Marmellata a giorni alterni: oggi non è un giorno alterno. (la Regina Bianca)
 



(Alice dal Paese delle Meraviglie di Luis Carrol)

domenica 5 febbraio 2012

la dimora del tempo sospeso

“Si fece silenzio. Si sentiva solo il masticare e lo sbuffare dei cavalli e il russare dei dormienti; da qualche parte, lontano, una pavoncella piangeva e di tanto in tanto echeggiava il pigolio delle tre beccacce giunte a controllare se gli ospiti indesiderati se ne fossero andati; balbettando dolcemente il ruscello gorgogliava, ma tutti questi suoni non turbavano la quiete, non scuotevano l’aria impietrita al contrario facevano sprofondare la natura nel torpore.” 

(da: La steppa di Anton Checov)

Il silenzio è la dimora del tempo sospeso, non è  a s s o l u t t a m e n t e il luogo della passività o dell’isolamento, ma è lo spazio originario dove ridare voce all’essenziale, alla dimensione più vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.
 
C’è il silenzio dei sentimenti e quello del rispetto, il silenzio dell’autorità e quello della buona educazione, il silenzio dell’amico e quello dello psicologo, il silenzio dello stupore e quello dell’imbarazzo, il silenzio del sapiente e quello dello sciocco, quello del coraggioso e quello del codardo. 


C’è un’intera gamma di sentimenti, sensazioni e significati che senza silenzio sarebbe impossibile. 
Il silenzio aumenta le nostre possibilità di comunicare.

venerdì 3 febbraio 2012

Flora Emilia

“Non dobbiamo provare a vivere come qualcosa di diverso da quello che siamo. Non sarebbe forse bestemmiare Dio? Siamo esseri umani, Aurelio. Prima dobbiamo vivere… e poi, sì poi possiamo filosofare.” scriveva Flora Emilia, concubina di Aurelio (Sant'Agostino prima della conversione!) e madre del loro unico figlio.

Flora Emilia non ha dubbi: la vita va vissuta sino in fondo, nella propria interezza. E’ questo l’imperativo che sente nell’anima e nella carne con la forza di una disillusione disperata. Ma è davvero giusto distinguere tra corpo e spirito? La donna risponde senza incertezze: non esiste pensiero scisso dalla fisicità né amore puramente mentale. 
Ecco il nucleo pulsante della lettera scritta all’ex amante dopo aver letto le Confessioni, opera in cui il venerabile padre della chiesa esamina il proprio passato con la severità di un giudice spietato.
Per il vescovo di Ippona Flora non è persona ma diavolo, non creatura che ama, sogna, soffre, ma legame destabilizzante con il mondo; laccio che inchioda alla terra e impedisce di elevarsi al cielo.
In altri termini, è rea di ostacolare la necessaria elevazione cui Agostino si sente destinato nell’alienazione della propria santità.
Che fine hanno fatto le promesse di Aurelio, chiede Flora nella sua lettera?

E come possono essere evaporate dinnanzi all’egoismo di una salvezza da ottenere ad ogni costo?
Perché, poi, questo dio cristiano che parla d’amore deve chiedere alle sue creature sacrifici tanto assurdi?
Il disperato bisogno di ingannare la morte fa dimenticare al tormentato autore delle Confessioni come anche la santità abbia un prezzo e non esistano azioni assolutamente giuste o sbagliate.
Gli fa dimenticare la colpevolezza nei confronti di colei che aveva amato in nome della propria brama di salvezza.


“Riesci a ricordare come mi accarezzavi tutto il corpo e come, per così dire, stimolavi tutti i boccioli prima che si aprissero? Come ti piaceva cogliermi! Come ti lasciavi inebriare dai miei profumi! Come ti nutrivi dei miei umori! Poi te ne sei andato, vendendomi per la salvezza della tua anima. Che infedeltà, Aurelio, che errore! No, io non credo in un Dio che pretende sacrifici umani. Non credo in un Dio che, per salvare l’anima di un uomo, costringe una donna a sprecare la propria vita.”
 

 
da: Vita Brevis di Jostein Gaarder

mercoledì 1 febbraio 2012

Scriba dell'Amore senza età

Margritte, Mela
 ..
Non serve che vi dica il mio nome. Vi basti sapere che sono nel giro da un sacco di tempo e che, dopo tutti questi anni-decenni-secoli di esperienza nel settore, conosco il mio mestiere.
Alcuni  mi chiamano Anonimo, ma potrebbe nascere equivoci perchè ci sono un sacco di Anonimi in giro, e di varia qualità. 
Gli anonimi scrivono parecchio sulle pareti dei bagni - "Chiamami, ti sorprenderò", seguito da un numero di telefono - e fanno affari d'oro negli annunci personali per categorie: "Cupo UBS (uomo bianco sposato) cerca svago pomeridiano con DNS (donna nera single), 25-35, non fumatrice, amante sculacciate". Nessun talento, solo i particolari nudi e crudi.Detesto essere confuso con marmaglia di questo genere.
Quindi non chiamatemi Anonimo. Non chiamatemi per niente. Saltiamo le formalità, daccordo? Quando ci incontreremo, intendo. Perchè noi ci incontreremo.
...
Di solito potete trovarmi al Bar Mercurio, un locale che ho scelto in omaggio al mio nume tutelare, Mercurio, o Hermes. E' il dio della comunicazione e del fascino e anche degli inganni e delle bugie. Ho anche un altro nume tutelare: Afrodite. Può essere complicato barcamenarsi, perchè i due non vanno molto daccordo. Per Hermes una scopata è una scopata, dopodichè torna ai suoi affari senza versare una lacrima. Se deve prodursi nell'abile imitazione dell'innamorato perso, lo fa, ma quello resta: un'abile imitazione.
Al contrario, Afrodite è una purista. Per lei, l'amore è serio al punto da diventare noioso. Spingerà i suoi devoti fino alla pira funeraria, se occorre. Il vostro cuore deve battere davvero a velocità tripla, desiderio e disperazione devono essere autentici o vi darà lei un buon motivo per piangere, facendovi innamorare di un asino alla prima occasione.
Posso lasciarmi ispirare da entrambi, a seconda dei desideri del cliente: una seduzione rapida o un'esperienza profondamente sconvolgente coronata da minaccia di suicidio. A voi la scelta.
..
Ho dedicato la vita al servizio dell'amore, per lo meno il mercoledi e il venerdì.
Ero abituato a svolgere la maggior parte del lavoro di notte, ma la musica adesso è diventata troppo forte per i miei gusti e quindi privilegio la mattina.
Al bar Mercurio mi siedo con il mio latte, leggo il giornale - gli oroscopi aggiungono un tocco di comica nostalgia alla mia giornata - e aspetto i clienti. Se avete bisogno dei miei servizi, accostatevi con discrezione e presentatevi come segue:
"Abbastanza caldo per lei?" (sostituibile con freddo, umido, nuvoloso, nevoso, saturo di smog ecc., a seconda delle circostanze).
Dopo che vi avrò dato la risposta standard "Ne soffriremo dopo" - voi dovrete pronunciare la password: "O lente, lente currite noctis equi!" *
Se mi piacerà il vostro aspetto e sentirò che una collaborazione è possibile, e che non avete l'aria di chi non paga, risponderò: "Le stelle si muovono ancora, il tempo corre, l'orologio suonerà" *
Se, invece, non risponderete ai miei requisiti dirò: "Mi dispiace, parlo solo inglese"
...
Vedete, se è vero che voi dovete fidarvi di me, anch'io devo potermi fidare di voi. La nostra impresa richiede lavoro di squadra. Voi dovete fornirmi la materia prima emotiva. Non potete limitarvi a star lì seduti a far niente.
..
L'aggraziata ed efficace manipolazione della parola scritta, finalizzata al raggiungimento dello scopo voluto - copula di mezzanotte, estenuante amoreggiamento dolce-amaro, trionfo di campanelli nuziali di raso bianco - è sempre stata indispensabile nel mio mestiere, ma pare che la grazia ormai sia volata fuori dalla finestra.
Adesso un ragazzo può mandare un messaggino sul cellulare del proprio oggetto del desiderio - voglio scoparti - e non è escluso che lei si presenti in sala  giochi e l'accontenti. Il tramonto del pudore non è stato un vantaggio, dal mio punto di vista. Per gli affari è negativo.
Un tempo c'era grande richiesta di sonetti di pregiata fattura, come Shakespeare "Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento".. Adesso ci fermiamo a 6UNAGNOCCA. Dov'è l'arte?
...
Ma ecco il ventaglio delle mie offerte:

SCRIBA DELL'AMORE SENZA ETA'
IL MENU' DEL DESIDERIO
vasta esperienza dei due generi principali, più omosessualità, travestivismo, feticismo ecc.!

  • Falla/fallo sciogliere con un FAVOLOSO BOUQUET DI FRASI PERSONALIZZATE! 
  • I dolci sono eleganti, i fiori parlano, il liquore fa effetto prima, ma UNA LETTERA SCRITTA DA UN ESPERTO E' MOLTO MEGLIO, MOLTO MEGLIO!
  • QUELLOC HE VOGLIO LE DONNE MODERNE: addominali strepitosi, membro agile e resistente, adorazione totale ma, più di tutto, senso dell'umorismo! Corteggiala con adoranti facezie!
  • TUTTE LE RAGAZZE SONO CURIOSE: lascia che io ti trasformi in un pacchetto viola denso di mistero che lei smania dalla voglia di aprire! 
  • Suscita la sua COMPASSIONE! Permettimi di indicarti le tue ferite segrete, quelle che solo l'impiastro dell'Amore può guarire!
  • SCELTA DI 100 INCIPIT: Mio dolce tesoro, Mio adorato pasticcino, Mio cioccolatino peccaminoso ma biologico, Mia Venere scatenata, Mio frustino di cuoio, Mia surreale tazza foderata di pelliccia, Mia giugulare della passione, Mia voluttuosa e odorosa cipolla, Bacio i tuoi tricipiti tatuati, Voglio il tuo tacco 12 che affonda nel mio collo, Tu incredibile stronza ... e altri ancora!
  • OPTIONAL: INCHIOSTRO CHE SCOMPARE! Svanisce dopo una settimana/un mese/un anno, per evitare imbarazzi a un successivo appuntamento!
  • DIGNITOSE LETTERE DI RIMPROVERO per signorine scaricate. Riconquistatelo con due righe gelide e bollenti insieme!
  • ODI ET AMO, versione aggiornata!
  • BRAILLE senza costi aggiuntivi! 
  • Posso fare per te quello che il Viagra non può! 

Torturato dalle pene d'amore?
Pensi di non poterti permettere il mio aiuto?
Non puoi non permetterti il mio aiuto!

Con ogni ordine riceverete in omaggio una fornitura mensile di carta profumata con elegante monogramma inscritto in una rosa per le donne, e per gli uomini un portabiglietti da visita in vera pelle di serpente, con diversi nomi falsi sui biglietti.
Pratico se avete fretta.

Ghost Writer of Loves
...


(di: Margaret Atwood)

* Dottor Faust di Christopher  Marlowe, atto V, scena 2 
* ibidem

martedì 31 gennaio 2012

La recita


Sono arrivata a casa più o meno alle otto e lui era lì, non lavato, non sbarbato, seduto sul divano a fare zapping col telecomando fra le gambe. Il volume era assordante e ho avuto la sensazione che mi avesse sentito arrivare dall'atrio e lo avesse alzato solo per infastidirmi.
"Sono tornata" ho detto, standogli alle spalle.
"Com'è andata?" ha domandato. Non volevo che mi vedesse in faccia perchè sapevo che non sarei riuscita a dissimulare la gioia, e per lui è dura quando mi succedono delle cose belle. "Molto bene" ho risposto. "Ho avuto la parte".
"Cosa?" ha detto.
Ho parlato a voce molto bassa, che a malapena si sentiva. "Ho avuto una parte" ho detto ancora. Ha spento la tv e si è girato a guardarmi, senza sapere lui stesso, ho pensato, come avrebbe reagito.
"Cher parte ti hanno dato?"
"Elena"
"Penso che Sonja abbia più battute" ha detto. Non per la prima volta, mi sono sentita grata che non avessimo figli.
"Guy" ho detto "Elena è un ruolo importante, e io sono perfetta"
"Perchè? Perchè è bella e inutile?"
Mi sono messa a ridere. "Forse".
"E perchè ha sposato un uomo che disprezza."
"Questo è ridicolo. Elena non disprezza Serebrjakov"
"C'era Papp?"
"Si"
"E' un tipo grosso?"
"No, piccolo"
Poi ha sorriso. "Quindi farai Elena al Pblic Theatre" ha detto.
"Quasi non ci credo."
"Chi fa Vanja'"
"Max Brokoff."
"Bene. Chi fa Astov?" Si è alzato e ha posato il telecomando sul televisore, poi, dato che non avevo risposto, mi ha rivolto un'occhiata fredda e sospettosa e ha ripetuto la domanda.
"Edward Day" ho risposto.
"Ah, davvero?" ha detto.
"Sapevo che ti saresti agitato" ho detto io. "Ma non ha importanza. E' successo, e nessuno di noi può farci niente".
Andava avanti e indietro, di fronte a me, cercando qualcosa. "Zio Vanja, zio Vanja" diceva. "Ah, eccole qui". Erano le sue sigarette. Ne ha accesa una e ha soffiato un anello di fumo verso di me, con aria molto fredda e sprezzante. "Se ben ricordo, Astrov ed Elena si baciano due volte" ha detto.
"Si" ho confermato. "Una volta molto brevemente, Vanja li interrompe, e poi quasi alla fine, quando lei sta partendo".
"Quindi bacerai Ed Day due volte a sera per, quanto, sei settimane?"
"Io non sarò io, e Ed non sarà Ed, saremo russi, per l'amor di Dio. Siamo a teatro. Ci baciamo davanti a duecento persone. Se vuoi vederlo, ti procuro un biglietto. Siamo professionisti. Lo sa lui, lo so io e lo sai tu."
"Lo sa lui. E come fa a saperlo?"
"Gliel'ho detto io. Ci siamo presi un caffè e gliel'ho detto."
Il che è vero tesoro, non mentivo. Effettivamente abbiamo preso un caffè e io ti ho detto che dovevamo essere professionali e scordare il passato. Ma la mano mi tremava così tanto che non riuscivo a sollevare la tazza senza farla sbattere sul piattino, e tu mi hai messo la mano sul braccio e hai detto: "Sono passati quasi otto anni. Saranno otto anni giovedì prossimo".
"Avete bevuto un caffè?" ha chiesto Guy.
"Si, al Dante"
"E poi?"
Qui, naturalmente, ho mentito. Ho detto che sono venuta direttamente a casa.
E' andato alla scrivania e ha girato qualche pagina. "Le prove quando cominciano?" ha chiesto.
"Il 15 aprile."
"La prima?"
Non gli potevo rispondere. L'ho fissato e ho avuto la sensazione che il sangue avesse smesso di scorrermi nelle vene. Sapevo esattamente cos'aveva intenzione di fare e sapevo di non poterlo fermare. Mi starà dietro come un'ombra per tutta la produzione. Tesoro mio, non saremo mai soli!
Ha sollevato lo sguardo dal calendario col suo sorriso gelido. "Più o meno a fine maggio?" ha chiesto.
"Esatto" ho risposto. Mi sono abbandonata all'odio che provavo per lui.
Perchè, mi chiedevo, sono legata a quest'essere spregevole? Paradossalmente ho desiderato che non ti avesse salvato quella notte, così lontana nel tempo, quando eravamo tutti così innocenti - o per lo meno lo eravamo io e te. A volte penso che Guy sia nato crudele. Se non ti avesse salvato, non saremmo in debito con lui e potremmo dirgli di andare al diavolo, ma naturalmente non ci sarebbe nessun "noi", perchè tu non saresti qui. Dato che ti ha salvato la vita non lo posso disprezzare del tutto, e ora capisco una cosa che non ho mai capito prima, che non sono mai complettamente me stessa quando sono lontana da te, che la tua vita mi è cara tanto quanto la mia.
Come se mi leggesse nella mente - a volte penso che ci riesca - ha detto: "Gli salvo la vita e lui si scopa mia moglie. Ti sembra bello Madeleine?".
"E' finita" ha detto "E' finita da tempo".
"Davvero?" ha chiesto. "Bè, se è così sarai felice di sapere che posso accompagnarti. Si dà il caso che la mia agenda sia completamente libera".
Due baci, amore mio. Due baci di fronte a duecento sconosciuti, sei sere la settimana e due volte di sabato. Ecco quello che ci aspetta, ecco quello che ci sarà consentito. La mia sarà la Elena più intrappolata, frustrata e abbattuta che il palcoscenico abbia mai conosciuto, e quei baci rubati con Astrov saranno così brucianti di passione e di desiderio crudelmente represso che il pubblico penserà che cent'anni fa Anton Cechov si sia seduto allo scrittoio pensando a Madeleine che implora il diritto di vivere libera dalla famiglia, dal dovere e dall'apatica tirannia del suo irritante marito, il diritto di vivere solo per l'amore.
Quanto li sbalordiremo quando le nostre labbra si incontreranno e il cuore ci batterà forte, i sensi accesi dal desiderio reciproco - proprio come questo pomeriggio, sulla porta di quella magnifica stanza d'albergo - mentre Guy sarà lì, in prima fila, sera dopo sera, e non potrà far altro che guardare. Sarà il nostro trionfo segreto su di lui, e nessuno saprà quanto ci costa e perchè dobbiamo pagarne, pagarne e ancora pagarne il prezzo.
Ma sappi, amore mio adorato, che il giorno in cui dirai che abbiamo pagato a sufficienza, al diavolo Anton Checov e Guy, quel giorno troverò il coraggio, diò addio con sollievo alla mia coscienza e sarò per sempre e completamente tua.
Madeleine


(Valerie Martin, romanzi tradotti in italiano: La governante del Dr. Jekyll, Bompiani)

lunedì 30 gennaio 2012

Preferirei di no

"I would prefer not to", "preferirei di no" ripete sempre Bartleby con un fil di voce e così facendo infrange l'implacabile ordine delle cose che lo circondano. La sua più che disobbedienza civile è resitenza passiva.
Bartleby non urla, non strepita, non fa piazzate ma è inflessibile, deciso e coerente: praticamente una persona come non siamo più abituati a vederne.

Il libro di Hermann Melville - Bartleby lo scrivano -  man mano che lo leggi ne resti affascinata e anche  turbata, perchè viene domandarsi "ma quand'è stata l'ultima volta che io ho detto NO a qualcosa?" Spesso ci si abbandona a una valanda di "certamente si", a una serie di assensi consensi, è più facile annuire per non urtare, per sopravvivere ...
Bartleby mi piace, mi ricorda come potremmo essere.

domenica 29 gennaio 2012

.. diventando vecchia e meno autosufficiente, ho iniziato a scoprire la montagna in sè per sè. Tutto per me è divenuto bello: i profili, i colori, le acque e le rocce, i fiori e gli uccelli. La conoscenza dell'altro è infinita. E ho scoperto che l'esperienza che l'uomo ne ha, ingrandisce le rocce, i fiori, gli uccelli.
L'oggetto della conoscenza aumenta con la conoscenza.
.. E' un viaggio nell'Essere; perchè più a fondo penetro nella vita della montagna, più penetro nella mia stessa vita. Per un'ora sono oltre il desiderio .. non sono fuori da me stessa, ma dentro di me.
Io sono.

Non ho visto un'anima.
Un'intera giornata in montagna sarebbe un racconto da brivido se non ci fosse nessuno a cui raccontarlo!

Prima pensavo di andare in montagna per pensare.  Ma riflettendoci più attentamente ho capito che, a prescindere dall'intenzione, l'effetto era l'opposto: ci vado per non pensare. La mente si svuota, si riempie di nuovo, si riordina. I file superflui o temporanei finiscono nel cestino; il cervello si deframmenta.
E' un'esperienza purificante.

James Robertson


Dove vanno le persone quando camminano in montagna? Quando sono sole, come quasi sempre lo sono io, dove vanno, se non dentro se stesse? Capita spesso che durante le gite non incontri praticamente nessun altro. Siamo solo io e le montagne, quale che sia la fiscità o filosofia che ci unisce o ci separa.
Per me andare in montagna è come andare a casa; in quella casa di Reinswald.
Vado, sparisco per un pò, torno e al contempo sono stata a casa e ci devo ancora andare ...

sabato 28 gennaio 2012

Impertinente

..”considero l’impertinenza come un buon modo, e a volte l’unico possibile, di affrontare i problemi in maniera pertinente. Soprattutto in campi come la politica e la religione, in un periodo storico che potremmo descrivere come l’era delle “tre B” che non stanno a indicare, come nei tempi  andati il trio Bach, Beethoven e Brahms, bensì la triade Bush, Berlusconi e Benedetto XVI. 
Io sento l’impertinenza nei confronti loro e dei loto seguaci come un imperativo morale e civile… Anzitutto, come non appartenenza a una visione del mondo ispirata dalla certezza che, per dirla nella lingua del nuovo papa, Gott mit uns, “Dio è con noi”: meno che mai quando questa certezza rigenera mostri che credevamo ormai definitivamente scomparsi, dalle guerre imperialiste alle crociate integraliste. 
E poi, per proclamare ad alta voce che certi presidenti e papi sono nudi: una doverosa arroganza nei confronti di coloro che vorrebbero imporre all’universo mondo moderno il loro provincialissimo capitalismo e il loro antiquato cristianesimo”.

 In sintesi, è impertinente, in senso letterale, chi non appartiene:  ad esempio, ad una politica, una religione o una filosofia. E, la non appartenenza, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che appartenendo, lo tacciono di arroganza o insolenza.

(da: il matematico impertinente di Piergiorgio Odifreddi)

giovedì 26 gennaio 2012

"L'età dell'innocenza" di Edith Wharton

... si era accorto d'essere troppo legato alla vecchia vita dalle abitudini, dai ricordi, da una sensibilità improvvisa che lo faceva reagire troppo emotivamente a tutte le cose nuove.
Ora, riandandando al suo passato, vide in quale solco si fosse sempre lasciato vivere.
Quando uno aveva vissuto facendo il proprio dovere c'era un guaio: che non riusciva più a vivere diversamente.
La divisione netta tra il bene e il male, tra ciò che era onesto e ciò che era disonesto, ciò che era rispettabile e il suo contrario lasciava così poco gioco all'imprevisto!
Vi sono momenti in cui l'immaginazione di un uomo, così facilmente condizionata dalla cornice in cui egli vive, si solleva d'un tratto sopra il piano di tutti i giorni scrutando con maggiore distacco i complicati meandri del destino. E Newland ora, da quella nuova posizione guardava la sua vita e si domandava tante cose.

./.
.... Pareva che il suo futuro si fosse spiegato intero davanti a lui e in quel piccolo deserto senza fine egli scorse la figura di un uomo che si rimpiccioliva sempre più, un uomo al quale, nella vita, niente sarebbe mai accaduto. 
Guardò attorno a sè il giardino non potato, la casa malandata e il boschetto di querce sotto al quale cominciavano già ad addensarsi le ombre della sera.
./.
Naturalmente cantava "M'ama!" e non "He loves me", perchè una legge inalterabile e indiscussa del mondo musicale esigeva che i libretti tedeschi di opere francesi, cantate da artisti svedesi, venissero tradotti in italiano per essere capiti più facilmente da un pubblico di lingua inglese. 
Questo, a Newland Archer, pareva un fatto naturale come tutte le altre convenzioni che regolavano la sua vita: come ad esempio usare due spazzole dal dorso d'argento e con il monogramma in smalto blu per farsi la riga nei capelli, e non apparire mai in società senza un fiore (possibilmente una gardenia) all'occhiello...

martedì 24 gennaio 2012

“Mi accorgo di una sua carezza che mi asciuga. Dormo per qualche respiro.
Poi cerco i panni, abito lontano.
  - Resta, dice.
Se vuoi compagnia, sì, se no per me è meglio non ingombrare.
  - Voglio che mi ingombri le lenzuola, dice.
Poi chiede se ho voglia di parlare un poco.
Un poco. Chiedo com’è che è sola.
  - E’ per lavoro.
Guadagni con la solitudine?
  - No, cogli uomini, vado con gli uomini per soldi. Non in strada, vado agli appuntamenti.
Sto zitto, certo non mi sta presentando il conto.
Chiede se mi fa schifo.
No.
  - Così lo sai adesso.
No, dico, io so adesso la tua intenzione di dirmelo e questa è più grande della notizia. Laila non ho niente di mio per pareggiare questo.
  - Non vuoi, dice.
E’ anche così dico.
  - Non importa, basta che non ti faccio schifo.
Restiamo stesi a metà di un abbraccio.
  - Lei dice “Tienimi” e io la piglio anche con l’altro braccio e me la stendo sopra.
E la stringo un poco: va bene un “tienimi” così?
  - Sorride di sì dritto dentro un orecchio.
Così mi innamoro di te, dico.
E’ una bugia, ma la dico lo stesso.
  - Gli uomini non si innamorano di una che fa il mestiere, dice.
I clienti no, dico, ma uno scroccone di giardiniere, può succedere.”

(Erri De Luca – Tre cavalli)

Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva.

“Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica”.

 
Così comincia  ”Cecità” di José Saramago (1995, pubblicato in Italia da Einaudi nel 1996). In una città qualunque di un paese qualunque un guidatore qualunque nella sua vettura qualunque sta fermo al semaforo è in attesa del verde.  

All’improvviso si accorge di non vederci più come prima. Pensa che sia soltanto un malessere passeggero. Invece, sta diventando cieco. E’ infatti rimasto vittima di un male sconosciuto, che lo avviluppa in un candore luminoso, un “mal bianco” che si rivelerà contagioso. Poco per volta, l’epidemia si diffonde e i ciechi sono rinchiusi in un ex manicomio. “Scoprono se se stessi e in se stessi – come ha scritto il critico Cesare Segre –  la repressione sanguinosa e l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto, l’indifferenza”. 
E’ la metafora della nostra condizione attuale, l’oscurità in cui ci siamo cacciati, la notte dell’etica in cui siamo sprofondati. 
Nel libro, paradossalmente,  il mondo del buio illumina le vittime e rivela molte cose sul mondo che credevano di vedere.
Del resto, l’antica saggezza del Libro dei Consigli, diceva : “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”. 

Non a caso, José Saramago ha scelto questa citazione come distico all’inizio della sua opera.

domenica 22 gennaio 2012

da: la donna giusta di Sandòr Marai

Nella vita ci sono momenti del genere, in cui si prova una sorta di vertigine e si vede tutto con assoluta lucidità: si riscoprono energie e potenzialità nascoste e si comprende perché si è stati troppo codardi o troppo deboli. 
E sono i momenti in cui la nostra vita cambia. 
Arrivano all'improvviso, come la morte, o una conversione.
E' così che si comportano le notti, te lo giuro.
I flutti, quella volta, mi hanno lasciato i soliti relitti, i consueti detriti: qualche amico aborrito per parlare, musica per i sogni, e il fumo di ceneri amare. Cose del tutto inutili per un cuore affamato.
La grande ondata ha portato te.

Borges

da: il cappotto del turco di Cristina Comencini

Vorrei che fosse lei a scrivere di me. A radunare i pensieri su quegli anni lontani secoli. A giustificare la mia vigliaccheria, il mio bisogno di certezze. Forse mi descriverebbe diversa da come sono; l’affetto le farebbe abbellire il mio aspetto, la mia morte, la indurrebbe a dare incanto alle mie azioni, come forse succede a me scrivendo di lei. Vorrei tanto che fosse lei a scrivere di me. La sua esistenza finita mi appare una perdita universale. Ogni giorno mi chiudo in questa stanza a scrivere di lei e di me.

sabato 21 gennaio 2012

L'undicesimo comandamento

Tesoro mio,
un pomeriggio, in primavera, o forse nella Giornata della Memoria, tutte le mie zie, zii, nonne, nonni, sorelle, fratelli, cugine, cugini e non da ultimo i miei genitori nonchè i tuoi bisnonni, verranno a prendere un caffè a casa tua.
Quelli di Dachau, di Belzec, di Bergen-Belsen, di Ponar, di Auschwitz e anche di Treblinka.
Si presenteranno come un sol uomo nel tuo giardino israeliano, ch ein estate profuma di gelsomino, in primavera di basilico, e in inverno di gatti.
Che famigliola! sbufferai, intenta a versare con abilità nelle tazzine di porcellana tedesca un caldo e aromatico caffè italiano.
Non si lagneranno del proprio destino, non piangeranno nè si metteranno a ricordare orrori che fanno accapponare la pelle, per carità. Tutt'al più ti contempleranno con attenzione, colmi di stupore, quasi come dire: Ma tu pensa, è stato quindi possibile vivere dopo ...

Zucchero o dolcificante? domanderai amabilmente. Zucchero grazie, scuoteranno la testa con indulgenza. Intanto la grossa sfera rugginosa del sole sprofonderà in tutta fretta, fino all'indomani, nel blu via via più spento del precipizio marino. Se ai loro tempi ci fosse stato Israele, rimuginerai, sarebbero potuti diventare dei nuovi immigrati, come quelli di adesso, venuti da terre lontane in cerca di sostegno, di redenzione e di grazia.
Questi qui invece non sono mai stati redenti da nessuna parte, nè graziati, nè sepolti, e nemmeno benedetti. Continuano quindi a vagare per tutti gli universi, come anime in pena, destinate a tramandare all'umanità la memoria di quella Guerra.
Fino a che un pomeriggio di aprile, a cavallo tra l'inverno e l'estate, tutta la mia numerosa famiglia, assassinata e dimenticata, atterrerà al completo sulla tua aiuola. A quest'ora avremmo potuto essere in tanti, una vera folla, rifletterai intenta a disporre sui piattini fette di torta alla ricotta comprata nella pasticceria Dwory, ogni tanto avremmo potuto incontrarci qua e là, ai matrimoni e ai funerali.
E quando finalmente sul far della sera i tuoi bambini odorosi di vaniglia e di libertà saranno tornati a casa, gli ospiti, sempre pieni di tatto, infagotteranno i propri scheletri imputriditi e rinsecchiti nei mantelli neri, e si faranno in quattro per strapparvi due risate prodigandosi in una serie di storielle divertenti, comprensibili solo a loro, provenienti da là. Dal ghetto, dall'abisso. Sui musulmani di Dachau di Auschwitz di Ponar e anche di Bergen-Belsen. I tuoi figli, e i miei pronipoti, ascolteranno con gli occhi sgranati, senza però riuscire a capire un bel niente.
 Il crepuscolo si farà strada rapidamente e tutte le piante fiori erbacce cespugli alberi e cieli via via più scuri proromperanno, come niente fosse, in un'allegra e calda risata mediterranea.
Chi sono quelli? Vorranno sapere i tuoi bambini, e i miei pronipoti, tirandoti per la manica. Sono i nostri parenti, la nostra famiglia assassinata, dirai loro. I parenti i vicini con figli e nipoti che avrebbero potuto vivere, avrebbero potuto esistere, se non fosse stato per ..
A quel punto ciascuno di questi vostri potenziali parenti tirerà fuori una pezza, gialla e sgualcita, con sopra la Stella di David, e la riporrà con premura sul tavolino di bambù, tra tazzini con avanzi di caffè. Tra le briciole della torta le bucce di arance le ceste con mandarini e banane. Poi, a uno a uno, cominceranno a dissolversi insieme al tempo dell'inverno, e a svanire nella nebbia serale come delle apparizioni notturne, lasciando dietro di sè l'Undicesimo Comandamento:

Racconta sempre di noi! Ai tuoi figli nipoti pronipoti! Sempre! Fino alla fine dei tempi!
Ricorda!


da: FRATTURE di Irit Amiel

venerdì 20 gennaio 2012

Le mie parole sono come stelle...

(la lettera del grande capo Seatle, Indiano d'America, al presidente USA Franklin Pierce, 1854)

Nel 1854 Il Gran capo bianco di Washington, il Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, fece un’offerta per acquistare una grande estensione di territorio sul quale vivevano i pellerossa e promise una riserva per il popolo indiano. Il Capo Seattle della tribù Suwamish, rispose con la seguente dichiarazione all'assemblea dei capi indiani.

"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole, com' è che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e` sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio degli insetti e` sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo.
La linfa che cola negli alberi porta con se` il ricordo dell'uomo rosso. I morti dell'uomo bianco dimenticano il loro paese natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra magnifica, perche` essa e` la madre dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony, e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Per questo, quando il Grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuol acquistare la nostra terra ci chiede una grossa parte di noi. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riservera` uno spazio per muoverci affinche` possiamo vivere confortevolmente tra di noi. Egli sara` il nostro padre, noi saremo i suoi figli. Prenderemo, dunque in considerazione la vostra offerta ma non sara` facile accettarla. Questa terra, per noi, e` sacra. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e` solamente acqua, per noi e` qualcosa di immensamente piu` significativo; e` il sangue dei nostri padri.
Se noi vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi che esse sono sacre, dovrete insegnare ai vostri figli che e` terra sacra e che ogni riflesso nell'acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell'acqua e` la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri, e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello.
Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e` uguale all'altra, perche` e` come uno straniero che arriva di notte ed alloggia nel posto che piu` gli conviene. La terra non e` un suo fratello, anzi e` un suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre piu` lontano. Abbandona la tomba dei suoi avi e di cio` certo non se ne preoccupa. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell'oblio.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera` tutta la terra e a lui non restera` che il deserto. Io non so. I nostri morti sono diversi dai vostri. La vista delle vostre citta` fa male agli occhi dell'uomo rosso.
Ma forse cio` e` perche` l'uomo rosso e` un selvaggio e non puo` capire!
Non esiste un posto accessibile nelle citta` dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie ed i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto.
Ma forse e` perche` io sono un selvaggio e non posso capire.
Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo` avere l'uomo a vivere senza poter ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il "chiacchierio" delle rane, la notte, attorno allo stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco.
L'indiano preferisce il suono dolce del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccio dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e` preziosa per l'uomo rosso, giacche` tutte le cose respirano la stessa aria; le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stessa aria.
L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impieghi parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture.
Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovete ricordare che l'aria per noi e` preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere. Il vento che ha dato il primo alito al nostro Grande Padre e` lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato.
Considereremo la vostra offerta di acquistare la nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro` una condizione: l'uomo bianco dovra` rispettare le bestie che vivono su questa terre come se fossero suoi fratelli.
Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere.
Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria, abbandonati dall'uomo bianco dopo che erano stati abbattuti da un treno che passava. Io sono un selvaggio e non comprendo come il "Cavallo di ferro" tutto fumante, possa essere piu` importante dei bisonti quando noi li uccidiamo solo per assicurarci un mezzo per sopravvivere. Che cosa e` l'uomo senza le bestie? Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche` cio` che accade alle bestie, prima o poi accade all'uomo. Tutte le cose sono legate tra di loro.
Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e` fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche` i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e` arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra e` la madre di tutti noi. Tutto cio` che di buono arriva dalla terra, arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se` stessi.
Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi` e` l'uomo che appartiene alla terra. Questo, noi lo sappiamo.
Tutte le cose sono legate tra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate tra loro. Tutto cio` che si fa per la terra, lo si fa per i suoi figli.
Non e` l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e` soltanto un filo. Tutto cio` che egli fa alla trama lo fa a se` stesso. Lo stesso uomo bianco, col quale il buon Dio si accompagna e parla con lui come due amici insieme, non puo` essere dispensato dal destino comune.
Prima di tutto, forse noi siamo fratelli. Noi verremo volentieri. C'e` una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira` presto: il nostro Dio e` lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre; ma non lo potete. Egli e` il Dio dell'uomo, e la sua pieta` e` uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e` preziosa. Nuocere alla terra e` come ricoprire d'ingiurie il suo Creatore.
Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribu`. Infettate i vostri letti, ed una notte vi troverete soffocati dai vostri detriti. Ma morendo voi brillerete con splendore, ardenti della forza di Dio che vi ha portati sino a questa terra e per qualche disegno particolare vi ha fatto dominare questa terra e l'uomo rosso. Questo destino e` per noi un mistero, perche` non riusciamo piu` a comprendere quando i bisonti vengono massacrati tutti, i cavalli selvaggi domati, gli angoli piu` segreti delle foreste invasi dagli uomini, quando la viste delle colline in pieno fiore e` imbruttita dai fili che parlano. Dov'e` finito il bosco? E' scomparso. Dov'e` finita l'aquila? E' scomparsa.
E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".








II versione



Quel cielo che ha versato sui nostri padri lacrime di compassione per moltissimi secoli, e che a noi sembra eterno, potrebbe cambiare. Oggi è sereno, domani potrebbe annuvolarsi. Le mie parole sono come stelle che non tramontano mai. 
Di quello che Seattle dice, il grande capo Washington può star certo, con la stessa sicurezza con la quale i nostri fratelli visi pallidi si aspettano il ritorno delle stagioni.
Il figlio dell'uomo bianco dice che suo padre ci manda parole di amicizia e di buona volontà. Tutto questo è gentile, poichè noi sappiamo, che ha ben poco bisogno della nostra amicizia in cambio, perchè numerosa è la sua gente. E' come l'erba che copre le vaste praterie, mentre poca è la mia gente, e assomiglia agli alberi dispersi di una pianura spazzata dalla tempesta.

 
....C'è stato un tempo in cui il nostro popolo ricopriva tutta la terra, come le onde di un mare increspato ne ricoprono il fondo lastricato di conchiglie. 

Ma quel tempo è ormai lontano, e la grandezza della tribù ormai quasi dimenticata. 
Io non piangerò sulla nostra prematura decadenza, nè biasimerò i miei fratelli visi pallidi per averla accelerata, poichè anche noi abbiamo qualcosa da rimproverarci.
Quando i nostri giovani si arrabbiano, per qualche torto reale o immaginario, e si deturpano il volto con un colore nero, in questo modo deturpano anche i loro cuori che diventano neri, e allora, la loro crudeltà è implacabile e non conosce limiti, e i nostri vecchi non sono in grado di frenarli. Ma speriamo che le ostilità tra l'uomo rosso e i suoi fratelli visi pallidi non possano mai riprendere. Noi avremmo tutto da perdere e nulla da guadagnare.
Certo è vero che la vendetta, dai nostri giovani coraggiosi, viene considerata una vittoria, persino al prezzo della loro stessa vita, ma i vecchi uomini che restano a casa in tempo di guerra, e le vecchie donne, che hanno figli da perdere, sanno come stanno le cose.
....
Il vostro Dio ama il vostro popolo e odia il mio; con le sue forti braccia egli circonda teneramente l'uomo bianco e lo guida così come un padre guida il suo bambino, ma egli ha dimenticato i suoi figli rossi; rende il suo popolo ogni giorno sempre più forte, e presto esso riempirà tutta la terra; mentre il mio popolo declina come una marea che si ritira velocemente, e che non rifluirà mai più. Il Dio dell'uomo bianco non ama i suoi figli rossi altrimenti li protegerebbe. Essi sembrano orfani, e non trovano aiuto da nessuna parte. Come possiamo diventare fratelli? Come può vostro padre diventare nostro padre, e portarci prosperità, e risvegliare in noi sogni di una nuova grandezza? Il vostro Dio ci sembra ingiusto. E' andato dall'uomo bianco. Noi non l'abbiamo mai veduto. Noi non abbiamo mai nemmeno udito la sua voce. Ha dato le leggi all'uomo bianco, ma non ha speso una parola per i suoi figli rossi che a milioni brulicavano in questo vasto continente così come le stelle riempiono il firmamento.
No, noi siamo due razze distinte e dovremo rimanere tali per sempre. C'è poco in comune tra noi. Le ceneri dei nostri antenati sono sacre e il loro ultimo luogo di riposo è terra consacrata, mentre apparentemente voi vi allontanate dalle tombe dei vostri padri senza alcun rimpianto.
La vostra religione venne scritta su lastre di pietra dal dito di ferro di un Dio irato, affinchè non poteste dimenticarvene. L'uomo rosso non è mai riuscito nè a ricordarla nè a comprenderla.  La nostra religione sono le tradizioni dei nostri antenati, i sogni dei nostri vecchi, dati a loro dal grande Spirito, e le visioni dei nostri sachem, ed è scritta nei cuori della nostra gente.
I vostri morti smettono di amare voi e le vostre case natie non appena oltrepassano i portali della tomba. Essi vagano lontano oltre le stelle, sono presto dimenticati, e non ritornano mai. I nostri morti non dimenticano mai il bellissimo mondo che diede loro la vita. continuano ad amarne i fiumi sinuosi, le grandi montagne e le isolate valli, e provano sempre una profonda tenerezza per i vivi che si sentono soli, e spesso tornano a trovarli e a consolarli.
Il giorno e la notte non possono stare insieme. L'uomo rosso  è sempre fuggito all'avvicinarsi dell'uomo bianco, come le brume cangianti sul fianco della montagna fuggono davanti all'ardente sole del mattino.
....La notte dell'Indiano promette di essere cupa. Nessuna fulgida stella brilla all'orizzonte. Tristi voci di venti gemono in lontananza.  Una sinistra nemesi della nostra razza è sul sentiero dell'uomo rosso, e ovunque egli vada, sentirà sempre i passi della crudele distruttirce che inesorabilmente si avvicinano, ed egli si preparerà ad andar incontro al suo destino, come la femmina del cervo che, ferita, sente avvicinarsi  il cacciatore.....
Ma perchè dovremmo affliggerci? Perchè dovrei lamentarmi per il destino del mio popolo? Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Una lacrima, un tamanawus, un canto funebre, ed eccoli spariti per sempre dai nostri nostalgici occhi. Persino l'uomo bianco, il cui Dio ha camminato e parlato con lui, da amico, non sfugge a questo comune destino. Dopo tutto, potremmo essere fratelli. Vedremo.
..... e se dovessimo accettare la vostra proposta, io pongo da subito la prima condizione: che non ci verrà negato il diritto, senza alcun impedimento, di andare, quando vorremmo, sulle tombe dei nostri antenati e amici. Ogni pezzo di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni collina, ogni valle, ogni pianura e boschetto sono stati consacrati da un ricordo felice o da una triste esperienza della mia tribù. Persino le rocce che sembrano giacere mute ed essere oppresse dal sole lungo la silenziosa spiaggia, in solenne grandezza palpitano per i ricordi degli eventi passati collegati al destino del mio popolo, e la stessa polvere sotto i vostri piedi, risponde più teneramente ai nostri passi che ai vostri, perchè essa è la cenere dei nostri antenati, e i nostri piedi nudi sono consapevoli di questo contatto affettuoso, poichè il terreno è ricco della vita dei nostri simili. I tetri guerrieri, le teneri madri, le liete fanciulle, e i bimbi che vissero e gioirono qui, e i cui stessi nomi sono ormai dimenticati, amano ancora queste solitudini, e al vespro le loro certezze più profonde diventano vaghe per la presenza di foschi spiriti.
E quando sulla terra l'ultimo uomo rosso sarà morto e il suo ricordo tra gli uomini bianchi sarà divenuto un mito, queste rive pulluleranno dei morti invisibili della mia tribù. E quando i  figli dei vostri figli penseranno di essere soli nei campi, nelle botteghe, nei negozi, sulle strade o nel silenzio dei boschi, essi non saranno soli. In tutta la terra non c'è un solo posto consacrato alla solitudine. Di notte, quando le strade delle vostre città e dei vostri villaggi saranno in silenzio, e voi le crederete deserte,esse si affolleranno per il ritorno di quelle schiere che un tempo riempivano questa bellissima terra. 

TERRA CHE CONTINUANO AMARE. L'UOMO BIANCO NON SARA' MAI SOLO.CHE EGLI POSSA ESSERE GIUSTO E TRATTARE BENE IL MIO POPOLO, PERCHE' I MORTI NON SONO DEL TUTTO PRIVI DI POTERE.